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Spezzatino di cinghiale e rape in pentola a pressione, cous cous alla noce moscata.

18 marzo 2013

Ho un caro amico che mi passa sottobanco il cinghiale. In tempi di magra come questi direi che si tratta di un lusso non da poco. Anche perchè con un chilo e mezzo si magna per dei giorni. Specie se non vi accontentate e provate a sperimentarci un contorno un po’ diverso dal solito. Trattandosi di un maiale, selvatico ma pur sempre maiale, ho pensato ad un cous cous con abbondante noce moscata. E ho indovinato forte. A fine ricetta un pezzo che non c’entra niente, ma che vale per il titolo e per le chitarrone.

cinghio1

 

Mettete il cinghiale a pezzi a marinare per 24h nel vino rosso con sedano, carota, cipolla, due foglie di alloro, aglio, rosmarino, ginepro, e un po’ di grani di pepe. Io sono della parrocchia che non butta ma anzi utilizza la marinatura nella cottura.

Mettete olio evo e fate rosolare i pezzi di cinghiale (scolati e asciugati) fino a completa sigillatura.

Aggiungete le verdure della marinatura, e continuate a cuocere per 5 minuti.

cinghiale pentola a pressione

Poi aggiungete il vino in modo da coprire la carne, alzate la fiamma e fate evaporare l’alcool.

Quando l’alcool è andato chiudete la pentola a pressione. 50 minuti dovrebbero essere sufficienti.

Dipende anche dall’età e dalle dimensioni dell’animale.

A parte bollite le rape a cubetti e preparate un cous cous ben sgranato con olio, brodo e una bella grattata di noce moscata.

Aprite la pentola a pressione, tirate fuori i pezzi di cinghiale, aggiungete un cucchiaio di farina al liquido di cottura (per renderlo più cremoso) e frullate velocemente il tutto con il mixer ad immersione. Incorporate nuovamente i pezzi di cinghiale, le rape a cubetti, e un po’ di olive nere. Portate avanti la cottura ancora qualche minuto, quanto ritenete necessario.

Servite un po’ come vi pare. Io purtroppo quando ho fame non sono capace di dare estetica ad una cosa che in pochi minuti è destinata a scomparire. Ed ora, chitarroni.

 

Filetto di salmone e cime di rapa in crosta di pane.

31 gennaio 2013

Per una serie di contrattempi che non sto qui a raccontarvi il blog è stato fermo, molto fermo. Ieri sera però stavo facendo ginnastica casalinga (devo perdere una decina di chili anche quest’anno, sigh) con in cuffia questa (a proposito!) e ho avuto una delle mie illuminazioni post moderne estremo nord+estremo sud. Salmone e cime di rapa. Il tutto racchiuso in una roba croccante. Che se da un lato si tratta comunque di una roba scandalosamente anni ’80, dall’altro garantisco che l’abbinamento è eccellente. Seguitemi. 

filetto di salmone e cime di rapa in crosta di pane

filetto di salmone e cime di rapa in crosta di pane

(Non fate caso alle quintalate di decorazioni barocche, mi avanzava della pasta. Il nome lì scritto non è il mio. Si vabbè, ingredienti.)

Ingredienti: filetto di salmone e cime di rapa in crosta di pane

  • 700 gr di cime di rapa
  • un filetto di salmone (400 gr)
  • 6-7 acciughe
  • sale, pepe, paprika, peperoncino
  • pasta per pizza 
  • olio evo

 

Talmente facile che non ci dovrebbe neanche essere bisogno di troppe spiegazioni.

Sbollentate le cime di rapa tritate in acqua bollente, scolatele bene e fatele saltare in padella con olio, le acciughe e il peperoncino. Meglio se avete per le mani, ovviamente, la crema che io stesso vi illustrai tempo fa. Ma se non l’avete vabbé. Abbiatela, insomma.

Preparate un bell’impasto con farina, acqua, un bel cucchiaio d’olio, sale, zucchero e lievito di birra. Io uso l’acqua tiepida. Fate crescere l’impasto e poi stendetelo.

Sdraiateci il vostro bel filettone di salmone, cospargetelo con un pizzico di sale, una bella grattata di pepe, la paprika piccante.

Ricoprite il tutto con le vostre buonissime cime di rapa.

Chiudete, fateci i ghirigori come ho fatto io se vi avanza pasta, spennellate il tutto con olio evo, e infornate per 35/40 minuti a 200 gradi.

E il risultato è questa cosa molto sporcacciona qua sotto.

filetto di salmone e cime di rapa in crosta di pane

Al solito, una foto che esplicita al massimo la mia totale assenza di capacità nel fare le foto.

Questo è quanto, buon divertimento.

A presto, spero.

Spalla di maiale al forno.

1 dicembre 2012

Non si butta niente. Il maiale è un doppio album senza riempitivi. La spalla è il pezzo di 10 minuti che si prende mezza facciata del vinile. E direi che posso anche chiudere qua con le metafore.

maiale spalla

Ingredienti:

  • Spalla di maiale (1kg e 200)
  • salsa di soia
  • succo di lime
  • wasabi
  • aneto
  • pepe
  • noce moscata
  • cime di rapa
  • sedano rapa

 

Irrorate la vostra spalla di maiale con la salsa di soia, il wasabi e il succo di lime. Grattate pepe e noce moscata e un po’ di aneto. Lasciate marinare per 6 ore.

maiale teglia

Sbollentate le cime di rapa, e poi saltatele in padella con il sedano rapa tagliato in piccole fette con olio, sale, peperoncino. Il contorno è bello e fatto.

Infornate la spalla per 40-50 minuti a 200 gradi, o comunque fino a che la carne non avrà un bel colore dorato. Se il vostro pezzo di spalla ha pure un po’ di cotenna fatela diventare croccante con il grill, o sparando il ventilato che tende a cuocere la parte superiore degli alimenti.

Postilla teorica: la spalla di maiale la si può trovare a 3,60 euro al kg. Con una spalla da 1kg e 200 abbiamo mangiato in tre ed è pure avanzato. Potevo aggiungere un posto a tavola. E evitare di linkare Jonny Dorelli.

Filetto di palamita su bistecca di cuore di bue.

17 novembre 2012

Signori e signore mi tocca ammetterlo, questa ricetta è una brusca virata verso il barocco più sfrenato. Il titolo, infatti, non è neppure completo. Perchè se dovessimo dire tutto quello che c’è nel piatto allora il titolo esatto sarebbe Filetto di palamita al pomodoro secco e olive taggiasche su bistecca di cuore di bue con zucchine saltate al basilico e piada croccante di grano saraceno. E’ chiaramente una ricetta progressive della meglio tradizione tipo questa o questa, quelle cose che ascoltavo nella mia gioventù quando andava di moda della roba tutta diversa e la gente mi considerava un deragliato mentale. Era il ’96. Brit pop, fine del grunge, erano disorientati. Li perdono. Non potevano immaginare che l’ascolto approfondito del genere musicale etichettato come “progressive” nelle sue più svariate e talvolta eccessive manifestazioni avrebbe un giorno generato nella testa del musicista cuoco un capolavoro chiamato Filetto di palamita al pomodoro secco e olive taggiasche su bistecca di cuore di bue con zucchine saltate al basilico e piada croccante di grano saraceno. Mi sa che non avevano tutti i torti, a considerarmi un deragliato mentale.

(O.T. Ma di fondamentale importanza. Ricordate Leopardi? La Ginestra? Ma ero proprio l’unico al mondo a leggere “Le magnifiche sorti e progressive”?)

 

Ingredienti: 

  • Filetto di palamita
  • Pomodoro cuore di bue
  • Zucchine
  • Olive taggiasche / capperi / pomodori secchi
  • Basilico
  • Farina 00, farina di grano saraceno
  • Olio Evo

 

Impastate la piada, metà farina 00 e metà farina di grano saraceno, olio evo in quantità, e acqua. Magari non fate proprio 50/50 con le farine, il saraceno è un po’ duro da gestire, magari 60/40. Vedete voi.

In una padella fate saltare le zucchine con olio e basilico tritato (ah già, schiacciate un aglio, buttate in padella, fate insaporire, togliete l’aglio). Sale, pepe, ecc.

Prendete il frullatore ad immersione, e fate un bell‘olio al basilico denso e cremoso. Vi servirà.  (Nella foto potete vederlo nella ciotolina bianca. Si, è piccola, si vede poco. Sorry.)

Tagliate una bella fetta spessa di cuore di bue, direi 2 centimetri abbondanti. Salatela e scottatela a fiamma violenta sui due lati come fareste con una qualsiasi bistecca al sangue.

In un’altra padella cuocete con un filo d’olio il filetto di palamita. Sfumate con vino bianco. Nella stessa padella aggiungete poi il trito di olive/capperi/pomodori secchi. Fate insaporire.

Pronti ad assemblare questo delirio di onnipotenza?

A strati: bistecca di cuore di bue. Un’abbondante *anche due* cucchiaiate dell’olio cremoso al basilico. Il filetto di palamita. Il trito di olivecapperipomodorisecchi. Zucchine e piada a parte.

Innaffiare con vermentino, scegliere colonna sonora consona seguendo i suggerimenti più sopra linkati.

Strudel con pasta sfoglia.

9 ottobre 2012

Non li so fare i dolci. Quello bravo è Maolo. Iosonouncane coi dolci. Ma oggi è andata così. C’eran due mele che mi facevano tristezza lì nel frigo da due settimane. C’era la pasta sfoglia che mi faceva tristezza lì nel frigo da una settimana. C’ero io che mi facevo tristezza lì sul divano a non fare niente. E allora mi sono inventato questa cosa qua. Non c’avevo neanche il burro. Neanche lo zucchero a velo. Niente. Ho fatto lo strudel lo stesso. E’ venuto bene.

In pratica:

Ho srotolato la pasta sfoglia e l’ho cosparsa con uno strato di zucchero. Ho tritato le mele e le ho sdraiate per tutta la superficie. Ho preso una decina di acini d’uva e l’ho tagliati in 4. Anche loro sdraiati sulla sfoglia. Ho sbriciolato 10 Gocciole (si, i biscotti, fidatevi) e le ho buttate sopra. Ho grattato la buccia di un lime e c’ho messo pure quella. Altra manata di zucchero. Chiuso il tutto a rotolo, spennellato con uovo, cosparso con lo zucchero, fatto i tagli tipici dello strudel altoatesino, infornato per 30 minuti a 200 gradi. 

Spacca.

Probabilmente verrò bannato a vita dal Trentino Alto Adige.

Palombo e cicerchia.

9 ottobre 2012

Non avevo mai mangiato la cicerchia, allora ieri l’ho messa per un’ora in pentola a pressione e quando l’ho tirata fuori ho assaggiato ed ovviamente c’ho trovato l’abbinamento perfetto senza pensarci troppo. Che qualcuno s’è già lamentato che faccio sempre il pesce, ma stavolta avevo trovato questo super palombo in offerta pesava 6 etti e l’ho pagato 5 euro, abbiamo mangiato in tre, cosa dovevo fare secondo voi? Tra l’altro Palombo-Cicerchia è un abbinamento veramente rock come questi fenomeni qua, e quindi adesso foto e ricetta al volo. 

Ingredienti (x 3 persone)

  • 1 Palombo
  • 200 gr di cicerchia secca
  • 3 o 4 cipollini
  • 2 pomodori grossi (sostituibili con pomodorini)
  • 1 cucchiaio di capperi
  • 1 lime
  • 3 o 4 acciughe
  • peperoncino (o crema di peperoncino se siete fedelissimi di questo blog)

Due padelle.

Nella prima fate saltare la cicerchia (che avrete cotto per un’ora in pentola a pressione) con olio, peperoncino, un paio di fette di lime e le 4 acciughe. Una spruzzata di vino bianco o anche birra ed è fatta. Avete il contorno.

Nell’altra padella saltate i capperi e i cipollini, aggiungete i pezzi di palombo infarinato, fateli dorare e poi aggiungete i pomodori (o pomodorini). Fate stufare a fiamma non troppo alta, fate in modo che il risultato sia bello cremoso.

Io avrei fatto un letto di cicerchia e c’avrei sdraiato sopra il palombo, ma temevo che la foto sarebbe venuta un pacco. Invece è venuta un pacco lo stesso anche con l’impiattamento tutto ordinato. Comunque, si tratta di ricetta assolutamente rock. La cicerchia è rock. Born to be wild.

Trofie al tonno e pesto di rucola

17 settembre 2012

Dopo la ‘nduja di ieri, oggi passiamo a qualcosa di meno tradizionale. Se a Spezia vengono a sapere che ho fatto il pesto con la rucola mi tolgono la residenza. In realtà ve lo consiglio vivamente, da abbinare ad altri ingredienti (es. oggi, il tonno), ma anche da solo. Io che sono un maiale l’ho spalmato anche sui cracker. 

 

 

Ingredienti:

  • Rucola
  • Aglio
  • Grana o parmigiano
  • olio evo
  • mandorle tostate
  • Tonno (meglio se fresco).
  • Trofie

 

Per fare il pesto direi che non è il caso di darvi delle dosi ben precise. Io ho frullato rucola-aglio-grana-mandorle tostate-olio in quantità piuttosto casuali, e ho corretto successivamente dopo aver assaggiato. In una padella ho fatto saltare con un po’ d’olio il tonno fresco a cubettoni, ho sfumato con un po’ di vino bianco, sale, pepe. Così, semplicemente. Ho fatto saltare le trofie nella padella con il tonno e ho incorporato una generosa quantità di pesto alla rucola. Ho impiattato, ho grattato un po’ di pepe, ho fatto la foto e 5 minuti dopo quel piatto non esisteva più. Talmente veloce che m’è dispiaciuto. Come quei pezzi troppo belli ma che durano troppo poco che ti tocca riavvolgerli (faccio parte della walkman generation) e ascoltarli anche 4 volte di  fila. Solo che qua non si poteva. Piatto finito, lava i piatti, e ciao. E allora ciao.

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